Smart Working per i “nativi digitali” carriera a rischio lockdown
04 Giu 2021 - Aggiornato il: 30 Giugno 2021

Smart Working e ricerca Sharp sul lavoro: per i “nativi digitali” carriera a rischio lockdown

L’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Covid-19 ha rivoluzionato le nostre vite e la nostra precedente “normalità”, impattando in maniera pesante anche sull’universo professionale.

Da un giorno all’altro, nel nostro Paese e non solo, milioni di dipendenti si sono ritrovati a dover lavorare da remoto, adottando forme di operatività agile, meglio note come Smart Working.

Il lavoro “intelligente” non ha influenzato esclusivamente il modus operandi delle imprese, gran parte delle quali ha dovuto riorganizzarsi perché impreparata, ma ha avuto delle conseguenze sulla percezione dei dipendenti, in special modo della fascia più giovane, rappresentata dai cosiddetti “nativi digitali”.

A porlo in rilievo è una recente ricerca commissionata da Sharp, società giapponese leader nella produzione e commercializzazione di dispositivi elettronici. Lo studio ha messo in rilievo come il lavoro a distanza prolungato per mesi abbia avuto degli impatti notevoli sulle aspirazioni e sull’avanzamento di carriera dei lavoratori più giovani.

Entriamo nel merito dei dati più significativi emersi dalla ricerca.

Lo Smart Working prolungato causa ansia e incertezza nei lavoratori delle PMI

L’utilizzo prolungato dello Smart Working dovuto all’emergenza sanitaria da Covid-19 e la prospettiva di continuare con la medesima modalità operativa anche in futuro creano ansia e incertezza nei lavoratori delle piccole e medie imprese italiane ed europee.

È questo il quadro generale che emerge dalla ricerca che è stata condotta sul finire del 2020 da Censuswide per conto di Sharp.

I risultati dello studio evidenziano come la preoccupazione principale dei lavoratori impiegati nelle PMI sia rappresentata dalla continuità lavorativa.

Secondo i dati rilevati dagli esperti, i fattori che provocano maggiore ansia e inquietudine nei lavoratori sono la stabilità economica, la difficoltà incontrata nel mantenere aggiornate le rispettive competenze, la mancanza di formazione adeguata e l’assenza di reali opportunità di carriera.

A risentire del clima di incertezza sono in particolar modo i dipendenti più giovani, per l’esattezza gli under 30, la fascia abitualmente definita con l’espressione di “nativi digitali”. Persone avvezze fin dalla più tenera età all’utilizzo degli strumenti tecnologici che tuttavia, allo stato attuale, sentono la propria crescita professionale seriamente minacciata.

La ricerca commissionata da Sharp è stata condotta su oltre 6.000 impiegati di piccole e medie imprese in otto Paesi europei, ovvero l’Italia, la Gran Bretagna, la Francia, i Paesi Bassi, la Svezia, la Germania, la Polonia e la Spagna.

I dati raccolti per l’occasione sono successivamente confluiti in uno specifico report focalizzato sul tema “Il lavoro del futuro”.

Smart Working: le percezioni dei lavoratori italiani

Quali sono i dati più interessanti che emergono dalla ricerca rispetto al contesto italiano?

Dallo studio si evince come, in questa precisa fase storica, per il 48,7% degli intervistati la certezza della continuità lavorativa risulti in cima alle rispettive priorità professionali.

Al secondo posto, con il 46,2%, tra le preoccupazioni degli intervistati rientra la possibilità di poter utilizzare strumenti tecnologici idonei per lavorare in modalità Smart Working, un punto da tenere in dovuta considerazione da parte delle imprese.

Il benessere del lavoratore al centro dell’attenzione

Dalla ricerca emerge anche un cambiamento di attitudine nei confronti del rapporto con il proprio datore di lavoro. Buona parte delle persone intervistate, più esattamente il 41,7%, apprezza non tanto lo stipendio più o meno alto che il datore di lavoro è in grado di corrispondere quanto il suo modo di interagire e di trattare i dipendenti.

Si va quindi alla ricerca di un rapporto sano e costruttivo, che focalizzi l’attenzione sul benessere del lavoratore. Un dato confermato dal 40,7% degli intervistati che reputa fondamentale il fatto che il datore di lavoro si preoccupi di fornire supporto fisico e psicologico ai propri dipendenti.

Smart Working e benessere dei dipendenti

Come viene percepito il benessere dei lavoratori rispetto al tema dello Smart Working? Il 46% dei dipendenti italiani coinvolti nella ricerca sostiene che il benessere dei lavoratori in modalità agile sia essenzialmente correlato alla opportunità di poter fruire di orari flessibili.

Il 44,2% degli intervistati sostiene di contro che il benessere per chi opera in Smart Working sia strettamente interdipendente dalla possibilità di acquisire nuove competenze attraverso la formazione on line o tramite workshop.

Per il 36% dei dipendenti sono invece i benefit e i vantaggi finanziari a rappresentare l’elemento chiave alla base del benessere dei lavoratori a distanza.

Lavoro agile in Italia: le prospettive a venire

Come sarà invece il lavoro del futuro nel nostro Paese? Secondo le percezioni rilevate dagli intervistati, nelle varie sedi aziendali ci saranno uffici più piccoli che saranno essenzialmente usati per riunioni e per incontri. In base alle prospettive dei lavoratori, inoltre, molte imprese non avranno una sede fisica ma si comporranno piuttosto di filiali delocalizzate.

Per il 30,4% dei dipendenti italiani coinvolti nella ricerca, il lavoro del futuro dovrà essere capace di assicurare la possibilità di stabilire un equilibrio adeguato tra operatività da remoto e operatività in azienda. Solo il 16,6% propende, invece, per il lavoro full time da remoto.

Dati interessanti emergono rispetto alle prospettive sulle future competenze dei dipendenti. Secondo il 51,6% degli intervistati, creatività e capacità di innovare saranno molto probabilmente le doti più richieste da parte delle imprese. Per il 46%, competenze imprescindibili saranno invece la propensione al Problem Solving e l’attitudine alla collaborazione.

La percezione degli under 30

Come anticipato, particolarmente forte risulta l’impatto dello Smart Working sulla fascia dei lavoratori under 30. La priorità assoluta per i dipendenti più giovani è la certezza di poter godere di una continuità lavorativa.

A focalizzare l’attenzione su questo punto è il 43,9% degli intervistati. Un dato che trova un’ulteriore conferma di fronte al quesito su quale sia la principale preoccupazione rispetto al futuro del lavoro.

Per circa il 34% degli intervistati, l’incertezza di fare carriera e la mancanza di una reale garanzia di lavoro sicuro sono due aspetti che mettono inevitabilmente in apprensione.

Malgrado l’evidente preoccupazione nei confronti del proprio iter professionale, secondo l’opinione di circa il 60% dei dipendenti under 30, lo Smart Working ha comunque permesso di migliorare la produttività, consentendo nel contempo di bilanciare il lavoro con la sfera privata.

Tuttavia, il 56% dei nativi digitali intervistati reputa che con il lavoro da remoto risulti più complesso restare adeguatamente informati su ciò accade in azienda. Inoltre, per una buona fetta degli under 30 coinvolti nella ricerca, pari al 47% circa, operare fuori dalla sede aziendale impatta sul livello di motivazione che tende a mantenersi più basso.

L’attenzione dei lavoratori più giovani si dimostra rivolta anche alle dotazioni offerte.

Secondo il 44% degli under 30, tra gli strumenti che il datore di lavoro dovrebbe fornire per assicurare una maggiore efficienza ai propri dipendenti rientra l’opportunità di acquisire nuove competenze mediante workshop aziendali e corsi online.

smart woking percezione under 30 lavoro

Il contesto europeo

La ricerca condotta a nome di Sharp evidenzia che anche i lavoratori europei condividono le stesse preoccupazioni dei dipendenti italiani.

Proprio come accade nella nostra Penisola, negli altri Paesi coinvolti gli intervistati si dimostrano altrettanto preoccupati per la loro carriera. Più del 50% afferma di provare una sensazione di angoscia nel momento in cui si ferma a pensare al futuro del lavoro sul lungo termine.

A suscitare ansia, anche in questo caso, sono svariati fattori che convergono con il sentire dei lavoratori italiani: dalla mancanza di formazione e di opportunità di carriera fino alla difficoltà nel mantenere aggiornate le proprie competenze.

Il 51% dei lavoratori europei under 30 ritiene inoltre che lo Smart Working abbia migliorato la produttività aziendale. Il 63% sostiene che la tecnologia ha permesso di svolgere le varie mansioni in modo più efficace.

Tuttavia, anche in Europa, la percezione sullo Smart Working non appare del tutto positiva. Almeno i due terzi dei dipendenti più giovani reputa che il lavoro da remoto renda più difficile mantenere un’informazione puntuale su quanto accade nella propria impresa.

Il 55% sostiene di sentirsi tagliato fuori dal suo team. Malgrado l’impatto positivo e riconosciuto della tecnologia, più della metà dei lavoratori europei dichiara inoltre che è difficile mantenere il giusto livello di motivazione.

Lavoro del futuro: quale ruolo occupa la tecnologia?

Dalla percezione della fascia dei lavoratori più giovani emerge un quadro professionale profondamente mutato dalla diffusione dello Smart Working su ampia scala. Un nuovo contesto in cui, per ovvi motivi, spicca il ruolo occupato dagli strumenti tecnologici.

Dispositivi che devono essere in grado di supportare l’operatività dei lavoratori, senza tuttavia allontanarli, riuscendo quindi a favorire lo spirito di squadra oltre a una corretta informazione sulle dinamiche aziendali.

In un momento di forte impatto come quello derivante dalla pandemia da Covid-19 e da tutti gli sconvolgimenti che ne sono scaturiti da un punto di vista professionale, le fasce di lavoratori più giovani finiscono inevitabilmente per temere che la propria carriera venga bruscamente e irrimediabilmente compromessa.

La tecnologia può tuttavia intervenire per porre rimedio a un simile sentire, configurandosi come un mezzo efficace per l’apprendimento e per la collaborazione, anche a distanza.

Chiara è in tal senso l’opinione della psicologa Viola Kraus. Interpellata sul tema del lavoro del futuro, l’esperta evidenzia come i giovani dipendenti temano che

con il lavoro da remoto, la loro carriera possa subire un freno a causa della mancanza di collegamento e di indicazioni dal proprio team e dai colleghi senior”. Secondo la psicologa è “quindi importante assicurare che mentre si continua a lavorare virtualmente, i datori di lavoro forniscano una guida e una piattaforma ufficiale dove incoraggiare l’apprendimento tra pari livello, e dove alla fine sembri tutto naturale”.

Una posizione analoga è espressa da Rob Davis, Solutions & Services Business Manager di Sharp, il quale afferma che:

i giovani sono fortemente preoccupati che gli effetti della pandemia possano ripercuotersi negativamente e a lungo termine sullo sviluppo della loro carriera. Mentre le aziende pianificano il futuro del lavoro, è importante assicurarsi che non vengano lasciati indietro i fattori chiave per lo sviluppo del percorso professionale della generazione dei “nativi digitali” e allo stesso tempo è determinante assicurarsi che la tecnologia sia usata come strumento per l’apprendimento e la collaborazione, visto il continuo cambiamento del modo in cui lavoriamo. Sharp crede che il successo di un‘azienda risieda nella forza delle sue persone e riteniamo che questa sia un’opportunità per realizzare cambiamenti positivi e assicurarsi di essere preparati adeguatamente per le future generazioni”.

Smart Working tra sfide e opportunità

Le percezioni emerse dalla ricerca realizzata a nome di Sharp evidenziano con chiarezza come le aziende siano chiamate in prima linea per studiare, costruire e applicare adeguate strategie di “lavoro agile”, finalizzate non solo alla massima produttività ma anche alla formazione, alla crescita delle competenze dei propri dipendenti e al loro benessere personale.

I datori di lavoratori devono essere pronti ad accogliere il cambiamento in atto. Per farlo, dalla loro hanno l’opportunità di sfruttare gli attuali strumenti forniti dalla tecnologia, così da ottimizzare l’operatività dei rispettivi collaboratori, accompagnandoli nel contempo in una crescita professionale e non facendo mutare in loro quel senso di appartenenza a un team che è alla base del successo di ogni contesto aziendale.

Gli strumenti tecnologici attualmente a disposizione per il lavoro da remoto sono molteplici: dalle soluzioni in Cloud alle piattaforme di e-learning fino ai dispositivi appositamente studiati per realizzare Virtual Meeting.

La sfida per le imprese di ogni entità è aperta e, con una dose di buona volontà unita a strategie mirate, il nuovo futuro del lavoro potrà dare eccellenti frutti tanto per le aziende quanto per i lavoratori coinvolti.

AARON Technology: soluzioni IT per il lavoro agile

AARON Technology è una realtà di Milano operativa da anni nella fornitura di soluzioni tecnologiche per l’operatività delle imprese di ogni dimensione.

Oltre a  occuparci di noleggio di stampanti, multifunzione e fotocopiatrici professionali, alla nostra clientela business forniamo tutta una serie di prodotti e di servizi che possono risultare estremamente validi anche per lavorare in modalità agile.

Tra le nostre soluzioni per lo Smart Working proponiamo, ad esempio, sistemi di videoconferenza, sistemi in Cloud e servizi di stampa gestita.

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